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La sostenibilità improvvisata e il suicidio degli stolti

Nella sfida più impegnativa per il mondo imprenditoriale le aziende sono in mano a consulenti semi-analfabeti sul tema.


Girando su LinkedIn, è ormai sempre più comune imbattersi in post di aziende -o delle loro società di consulenza-, nei quali ci si vende come aziende al passo coi tempi, eco-friendly o con dei gran bei piani di sostenibilità implementati e portati avanti.

Poi, quando in un momento di masochismo si aprono gli articoli collegati, è facile rendersi conto che la minestra è sempre quella: inventari di CO2 incompleti, crediti di carbonio e un sacco di belle intenzioni.


In un contesto come quello imprenditoriale italiano, popolato da imprenditori feudatari e sciami di consulenti, sembra che davvero in pochi abbiano gli strumenti, prima di tutto culturali e intellettuali, per affrontare una sfida titanica e, soprattutto, irrinunciabile, come quella di creare organizzazioni sostenibili.

La conoscenza scientifica all’interno delle aziende è inesistente e giustamente ci si rivolge ai consulenti, spesso riciclati da tecnici della sicurezza o gente che seguiva giusto la ISO 9001 e che, dopo un paio di giorni su Google, formulano piani di miglioramento su argomenti dei quali sono praticamente analfabeti.


Certo, magari la pagnotta a casa la portano, nel senso che l’audit di quest’anno si passa con poche non conformità, il pannello solare lo fanno comprare e venti pagine di documento scritto secondo i GRI lo tirano pure fuori. I più confidenti addirittura consigliano di comprare crediti di carbonio, che ai fini di sostenibilità e un’idiozia e ai fini della comunicazione anche.


Ma con il pesante cambio del contesto normativo che regola la sostenibilità e che ogni mese viene aggiornato in maniera più stringente, un’azienda seria non può più lavorare con consulenti improvvisati che come valore aggiunto portano quelle due ore passate a leggere il nuovo decreto legge, chiedendosi qual è il minimo indispensabile per essere in compliance. Anche perché fra un mese, o un anno, il minimo sarà di livello più alto, la stessa dichiarazione non potrà più essere fatta o, peggio, scopriamo che il piano che stiamo portando avanti, anche con un certo astio, è spazzatura e occorre ricominciare da capo.


Per un tema specialistico, occorre uno specialista


Innanzitutto, la figura trasversale della sostenibilità non esiste -neanche nelle big four-, se si conta che per ogni lettera dell’acronimo ESG gli specialisti passano anni a studiare a livello universitario; ogni ulteriore conoscenza trasversale è poi preziosa, ma su temi complessi come quelli della sostenibilità ESG la profondità conta molto.


Un consulente specializzato sulla sostenibilità ha poi il grande pregio di essere in grado di fare gli interessi dell'imprenditore e dell'impresa, spesso discutendo con l'imprenditore stesso che vorrebbe fare il minimo possibile se non addirittura finta, il che è quasi garanzia di sanzioni o peggio: essere tacciati di greenwashing.


Se l'obiettivo al 2050 è chiaro, la tipologia di progetto che viene considerato valido è ormai chiaro e i framework di riferimento esistono tutti, si tratta solo di smettere di fare i bambini e impegnarsi seriamente nel migliorare. Migliorare l'impronta ambientale (che non è solo CO2), le tematiche sociali (che non è solo parità di genere), o la governance (che non è solo la politica aziendale), non è solo -o sarà- un obbligo, o una leva commerciale o un modo per stare al mondo in maniera più consona, ma sarà soprattutto una richiesta forte e mandataria da parte delle Catene del Valore.


È sufficiente la lettura dell' European Sustainability Reporting Standard, che definisce gli obblighi di rendicontazione ESG per le aziende europee più grandi (e che verrà, secondo dichiarazioni della commissione UE, esteso), per capire che il momento migliore per cominciare a muoversi era ieri.


Cosa propone Margotta Consulting


La proposta che offriamo ai nostri clienti per i loro piani di miglioramento ESG è strutturata, ambiziosa e completa; formuliamo piani e accettiamo commesse solo se sappiamo di avere il know-how necessario e se siamo in grado di proporre offerte con alto valore aggiunto.


In particolare, i nostri progetti comprendono sempre un passaggio di competenze alla struttura manageriale del cliente, piani di monitoraggio e la proposta di progetti di miglioramento concreti e attuati internamente in concordia con le figure interne aziendali o, se progetti esterni, da partner affidabili e specializzati, come quelli per l'assorbimento delle emissioni di CO2.


Scegliere la competenza in questo caso non è solo questione di correre, ma di rimanere a galla.


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